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Quali destinazioni richiedono un visto di studio?

EduAbroad

Nota: le informazioni hanno carattere divulgativo e non sono esaustive. Per maggiori informazioni, inviate una richiesta via mail. Tutte le informazioni e la lista completa dei documenti richiesti vanno verificate sulle fonti ufficiali.

Spesso mi chiedono se è necessario un visto per studiare in un particolare paese.

Innanzitutto bisogna chiarire che ogni paese ha regole di ingresso diverse a seconda del motivo del viaggio.

Un esempio: se vado negli Stati Uniti per due o tre settimane, basta richiedere un autorizzazione elettronica chiamata ESTA. Se vado quindi negli Stati Uniti per un corso di lingua inglese per 3 settimane, mi basterà l'ESTA.

Il problema nasce quando si rimane oltre il periodo previsto come 'turisti' pari a tre mesi.

Qui uno schema orientativo per un cittadino italiano. Tutte le informazioni vanno sempre riverificate sulle fonti ufficiali dei singoli paesi.

Motivo del viaggio: studio

CANADA: è necessario richiedere uno STUDY PERMIT per permanenze superiori ai 6 mesi. Se vado in Canada per fare un solo semestre scolastico (5 mesi) ad oggi non è richiesto un permesso di studio, ma è sufficiente un'autorizzazione in ingresso chiamata eTA.
Se mi iscrivo ad un corso di studi della durata superiore ai sei mesi, dovrò invece fare una richiesta di autorizzazione di ingresso per motivi di studio chiamata
Study permit.
Sarà necessario avere la lettera di accettazione di un ente scolastico riconosciuto, oltre a documenti specifici (domanda di autorizzazione, custodianship declaration, dichiarazione di una banca per la copertura delle spese, etc). La domanda va fatta online, e sarà richiesto il rilascio dei propri biometrics al centro visti canadese a Roma.
Il richiedente riceverà una lettera di autorizzazione che non è un visto. All'ingresso in Canada, sarà un ufficiale dell'immigrazione a confermare il visto su passaporto.


USA: per una esperienza di oltre 3 mesi, l'autorizzazione ESTA non è più sufficiente ed è necessario applicare per un VISA. La natura del visto cambia a seconda del programma a cui ci si iscrive. I programma di scambio culturale come per gli exchange students, au pair o work and travel richiedono un  J1 VISA. In questo caso, l'organizzazione americana sarà lo sponsor che rilascia il documento DS2019 necessario alla richiesta di visto. Il visto J1 vale 1 anno e non è rinnovabile. Se invece partecipo ad un programma di studio in senso stretto, sarà la scuola che mi riceverà ad emettere un documento chiamato I20 necessario alla richiesta di un visto di studio chiamato F1 visa.

La domanda di visto va fatta online, e al termine della compilazione sarà necessario confermare il Consolato americano più vicino per presentarsi ad un colloquio di verifica. Può accadere che il Consolato richieda l'invio della documentazione via posta invece che in presenza. Il rilascio è normalmente veloce dopo qualche giorno dall'appuntamento.


UK  Post Brexit, è ormai necessario per un cittadino europeo che vuole studiare per oltre sei mesi fare richiesta di visto di studio.

I requisiti in questo caso prevedono anche di sostenere una certificazione linguistica SELT riconosciuta ai fini della richiesta di visto.  Per percorsi di studio nelle scuole superiori, ai fini del visto è sufficiente il livello B1 (attenzione però che il college o scuola superiore a cui ci si iscrive, potrebbe richiedere un livello più alto, normalmente B2).
Per percorsi di studio universitari, è invece richiesta ai fini del visto il livello B2 (anche in questo caso potrebbero essere richiesti livelli superiori a seconda del percorso di studio selezionato). La domanda anche in questo caso è online.


AUSTRALIA Se voglio visitare o studiare in Autralia fino a tre mesi dovrò semplicemente fare richiesta di una autorizzazione di ingresso chiamata visitor visa Rimanere in Australia per oltre 3 mesi, richiede invece un visto vero e proprio. Se il motivo del viaggio è lo studio, il visto di riferimento è uno Student visa categoria Subclass 500. Oltre ad essere iscritti ad un corso di studi, sarà necessario dimostrare di avere una copertura assicurativa sanitaria.

Per studenti maggiorenni ed iscritti ad un corso di studio full time, lo student visa in Australia offre anche l'opportunità di lavorare part time.
Esistono inoltre visti di categoria diversa e il
working holiday visa, subclass 452 è probabilmente il visto di riferimento per tutti i ragazzi 18-30 anni che vogliono sperimentare un anno di work and travel, combinando viaggio e lavoro nelle strutture favorevoli all'arrivo di giovani (es. apple picking).
Le domande si fanno online, e i tempi di elaborazione possono variare.


NUOVA ZELANDA in modo analogo all'Australia, entrare in Nuova Zelanda per un periodo inferiore a tre mesi, da un paese che non richiede visto per brevi periodi (ad oggi l'Italia rientra in questa categoria), sarà sufficiente richiedere un NZeTA (New Zealand Electronic Travel Authority).

Per oltre tre mesi invece, sarà necessario avere una lettera di accettazione da un istituto scolastico e rispondere ad altri requisiti previsti come copertura sanitaria ed economica per richiedere un Fee Paying Student Visa. 

Anche in questo caso per studenti maggiorenni, c'è compatibilità con un permesso di lavoro part time.

Per giovani tra i 18 e i 30 anni, è disponibile l'opzione Italy Working Holiday Visa, che prevede di combinare viaggio e lavoro per un anno. Se si lavora per almeno tre mesi nel settore agricolo, il visto può essere esteso.

Le domande si fanno online, e i tempi di elaborazione possono variare.


Autore: Cristina Porretta 18 luglio 2024
Le mamme ALBATROS..o talvolta i papà... L'albatros è un uccello con una apertura alare che non ha eguali. Forse le aquile reali possono competere. Ma l'albatros ha una capacità di estensione che può arrivare fino o oltre 3 metri. Penso a questa caratteristica come un modo per mimare ciò che vedo in alcune mamme, ed in alcuni casi nei papà, nei confronti dei loro figli adolescenti. Questa è la fascia di età con cui mi interfaccio molto spesso. A volte incontro ragazze e ragazzi che sono amorevolmente seguiti dai loro genitori – e ben venga che sia cosi- ma la presenza genitoriale rischia di essere 'invadente'. Come l'apertura alare di un albatros ciò che un genitore fa, pensa e mette in atto quando si tratta del proprio figlio o figlia, è un comportamento che occupa lo spazio di azione del proprio figlio o figlia . E' come se si sostituissero a loro. L'apertura delle loro ali, occupa lo spazio che dovrebbe essere occupato dalle ali dei propri figli. Sperando di non urtare la sensibilità di nessuno, sto raccontando ciò che ho osservato in più occasioni, e da spettatore (chiaramente non coinvolto emotivamente) vedo come un comportamento che potrebbe non far bene ai ragazzi. Come adulto e in qualche modo come educatore, penso che sia un rischio: il rischio di togliere una OPPORTUNITÀ ai ragazzi di esprimersi , mettersi alla prova , sperimentare e magari anche sbagliare . Perchè l'opportunità di scegliere, manifestare le proprie idee, affermare i propri bisogni credo sia tra gli step necessari a costruire la propria identità . Il mio invito a noi adulti è di non sostituirci agli adolescenti. Abbiamo bisogno di ascoltare di più ed accettare ciò che i ragazzi possono esprimere, anche laddove non riceviamo ciò che idealmente vorremmo sentirci dire, o vedere. Mi rendo anche conto che talvolta, il comportamento del 'sostituirsi' accade quando la ragazza o il ragazzo è apparentemente timida o timido, e non prende iniziativa . Allora, è facile riempire quello spazio vuoto o quel tempo di attesa , con ciò che il genitore pensa sia giusto. Ed è comprensibile da una parte. Ma, dopo più situazioni tra loro simili, ho maturato l'idea che i benefici di questo modus operandi siano inferiori agli effetti negativi che a catena creano. Quegli stessi ragazzi faticano a prendere il volo, sono intimoriti ad esprimersi, giocono un ruolo che mima ciò che gli altri si aspettano. Vedo d'altro canto studenti e studentesse che fortunatamente hanno imparato e magari gli è stato lasciato spazio per farlo – a prendere l'iniziativa di vivere ciò che vogliono sperimentare. Ovviamente non parliamo di situazioni a limite della sicurezza o della legalità. Ma di semplici esperienze da adolescenti per mettersi alla prova a scuola, con gli amici, e in un contesto culturale diverso. Dico spesso che un bene 'lasciarci stupire' . Intendo come adulti. Lasciarci stupire da ciò che i ragazzi potranno fare vedere di se stessi. Come sapranno ricorrere a competenze, che in molti casi non hanno avuto la necessità di usare o l'opportunità di dimostrare di avere. Come sapranno diventare più consapevoli di alcune dinamiche che riguardano loro come individui, oppure che riguardano le relazioni tra persone, solo per lo spazio di vita che hanno potuto occupare avendo aperto le loro ali .
Autore: Cristina Porretta 18 luglio 2024
La sottile differenza tra aspettative e desideri. Nei colloqui con studenti e genitori per trascorrere una esperienza di studio all'estero, capita spesso di trovare un po' di discrepanza tra ciò che si vuole e quello che ci si aspetta. Avere un desiderio , una preferenza, sperare di poter vivere una esperienza che abbia determinate caratteristiche è comprensibile e quasi necessario. E' ciò che permette di darsi una direzione nella ricerca di un programma che possa essere per se stessi interessante e stimolante. Desiderare qualcosa è un motore che ci mette in una direzione di crescita, ed apertura. Talvolta però quando parlo con gli studenti e con i loro genitori, ciò che viene descritto come il tipo di programma di interesse rappresenta maggiormente una aspettativa. Ciò che credono di trovare in un contesto perchè se lo immaginano in quel modo. Le aspettative si creano perchè convertiamo informazioni ma le filtriamo con nostre convinzioni . Raccogliamo elementi che hanno a che fare con la realtà ma poi li vestiamo di condizionamenti, e talvolta di preconcetti. Avere aspettative è rischioso, perchè la realtà sarà diversa e noi non ci saremo adeguatamente preparati ad affrontare qualcosa di diverso a quell'immaginato. La nostra mente è cosi direzionata verso ciò che ci si aspetta, che non ha la giusta plasticità, flessibilità per adeguarsi alla realtà non prevista. Il desiderio d'altro canto predispone la mente ad accogliere qualcosa di voluto, ma permette di essere disponibili a stupirsi di ciò che incontreremo sulla nostra strada. E' un atteggiamento che ci dà maggiormente la possibilità di ricevere nella nostra vita ciò che può arricchirla , di ricordi, nuove conoscenze, incontri e consapevolezze che altrimenti non potremo raggiungere. Impariamo allora a DESIDERARE e a rimanere aperti alle opportunità che t roveremo sulla nostra strada
Autore: EduAbroad 18 luglio 2024
Nota: le informazioni hanno carattere divulgativo e non sono esaustive. E' sempre necessario riferirsi alla propria scuola, e al proprio consiglio di classe per verificare le informazioni in modo più personalizzato. Il Ministero dell'Istruzione, con la nota MIUR n. 843 del 10 aprile 2013 intitolata "Linee di Indirizzo sulla Mobilità Studentesca Internazionale Individuale", ha stabilito le direttive per riconoscere l'esperienza di studio all'estero come parte integrante del percorso educativo. Le scuole italiane possono creare le proprie linee guida interne, spesso formalizzate in un patto formativo con lo studente . Questo patto include indicazioni sulle modalità di contatto con un tutor scolastico e sui criteri di valutazione degli studenti al loro rientro . Gli studenti rientrano in Italia con una pagella o un report scolastico prodotto dalla scuola estera che lo studente dovrà consegnare alla scuola italiana. Secondo la nota MIUR, l'esperienza all'estero è vista come un'opportunità per sviluppare competenze cognitive, affettive e relazionali, aiutando a riformulare valori, identità, comportamenti e apprendimenti attraverso nuove prospettive, e a sviluppare notevoli capacità di autonomia e indipendenza. La nota MIUR prevede che gli studenti sostengano colloqui di accertamento per le materie non seguite all'estero. Pertanto, si raccomanda agli studenti di chiarire in anticipo le richieste della propria scuola e di mantenere un dialogo costruttivo con l'istituto per facilitare tutte le fasi dell'esperienza, dalla partenza al rientro.  Per quanto riguarda l' alternanza scuola-lavoro , il Ministero ha rilasciato chiarimenti interpretativi nella nota MIUR n. 3355 del 28 marzo 2017, dove al punto 7 si approfondisce il tema delle esperienze all'estero. Alcune scuole riconoscono automaticamente l'esperienza all'estero come equivalente a un certo numero di ore di PTCO (ex alternanza scuola-lavoro), partendo dal presupposto che essa sviluppi competenze in linea con gli obiettivi del PTCO . Altre scuole richiedono documenti che attestino la partecipazione ad attività o esperienze locali, che possano essere convalidate come ore di PTCO. Si consiglia agli studenti di ottenere, durante la permanenza all'estero, tutta la documentazione necessaria richiesta dalla propria scuola, come pagelle o report scolastici e lettere che certifichino le ore di attività extrascolastiche utili al PTCO.
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